martedì 9 aprile 2013



Riprendiamoci il tempo di cucinare……..


Coltivare e cucinare per noi stessi e per gli altri deve ritornare ad essere una delle attività fondamentali della nostra giornata perché è fonte di vita e salute. Sempre più la gente acquista prodotti già pronti, gonfi di sofisticazioni che oramai sono state identificate come fonte certa di numerose malattie della nostra società. Riprendiamoci il tempo, il tempo di cucinare.
Sul numero di dicembre 2012 di Slow Food Magazine leggo una interessante intervista all’antropologo Alberto Salza che cita dei dati allarmanti del nostro pianeta: 830 milioni di persone sono denutrite e 1,3 miliardi sono sovrappeso!
“Quando incontri un amico lo inviti a bere o a mangiare qualche cosa insieme, se vuoi conquistare una donna di solito la inviti a cena;  la strategia mangereccia è diffusa in tutte le culture del mondo. La verità è che ovunque tu vada il cibo è un dono….” sostiene Salza.




Risotto al finocchio ( ricetta tratta da "Superpiccante" edito da De Agostini))
Ingredienti:
250 gr riso 
100 gr di ricotta freschissima 
1 o 2 finocchi
1 l di brodo vegetale
olio extravergine di oliva q b
pepe q b
1 cucchiaio di di semi di finocchio
1 scalogno
Peperoncino qb
½  limone
burro q b
alloro q b
vino bianco q b
aneto q b

Lavate e tagliate a pezzeti i finocchi, metteteli in una casseruola con un goccio di olio, un cucchiaio di semi di finocchio e un paio di cucchiai di acqua, coprite e lasciateli sul fuoco lento fino a quando i finocchi non saranno ben cotti. A questo punto potete passarli nel mixer così da ottenere una purea.
Tritate uno scalogno molto finemente, mettetelo in una casseruola con un filo d’olio e una foglia di alloro, soffriggete e successivamente aggiungete il riso, tostatelo e sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco.
Man mano aggiungete il brodo caldo nel riso e girate delicatamente con un mestolo di legno. Quando il riso sarà cotto al dente, potete aggiungere una noce di burro, la ricotta, il succo di mezzo limone, il pepe, un pizzico di sale, un filo d’olio, una spolverata di peperoncino e mantecate ancora per un paio di minuti. Decorate con aneto.




Non ho letto il libro di Karen Blixen, che probabilmente come spesso accade è meglio del film, ma consiglio di recuperare “Il pranzo di Babette” del 1987 del regista Gabriel Axel, per godere del lato estetico del cucinare. Sembra proprio di assaporare insieme agli altri commensali le delizie preparate da Babette.

Siamo quasi a metà aprile ma non inizia ancora la vera stagione, quella dove nei campi di montagna si fa veramente fatica! Rastrellare foglie e paglia messe in autunno sul piede di rose e di aromatiche perenni è tutto quello che posso fare visto che c’è ancora neve in giro a macchie di leopardo.
Chissà come andrà questa estate dal punto di vista aiutanti…ogni tanto ospito dei ragazzi dell’associazione Wwoof  (World Wide Opportunities on Organic Farms) www.wwoof.it , un eterogeneo pianeta di giovani e non più giovani provenienti da tutto il mondo che aiuta nel lavoro agricolo in cambio di vitto e alloggio. E’ in teoria una bellissima esperienza di scambio di cultura e coltura ma in pratica spesso si rivela poco costruttiva perché chi si propone come aiutante non ha la ben che minima idea di cosa significa il lavoro della terra.
L’uomo di capagna infatti, diventato recentemente uomo di città, ha una visione della natura non più utilitaristica di puro sfruttamento, ma del tutto romantica.
Sicuramente difficile è la posizione di chi si ritiene come me un “giardiniere” per passione, un piccolo custode di qualche fazzoletto di terra che non genera reddito monetario e che quindi di solito non viene considerato perchè l’autoproduzione, secondo l’opinione comune, non è lavoro.
Questo concetto assurdo mi riporta alla filosofia di Gandhi e al suo “Villaggio e autonomia” edito dalla Libreria Editrice Fiorentina nel quale sostiene l’autosufficienza e vede con lungimiranza i danni prodotti da una eccessiva meccanizzazione e dall’assenza di fatica fisica.




Henry D. Thoreau, filosofo americano (1817 – 1862), scrive alla metà del XIX secolo:
”…i molto ricchi non si accontentano di vivere in un ambiente caldo, vogliono che esso sia esageratamente riscaldato, si cuociono naturalmente à la mode. Molti lussi e molte delle cosidette comodità della vita sono non solo inutili  ma addirittura costituiscono effettivi intralci alla elevazione dell’uomo. I più saggi hanno sempre condotto vita più semplice….”
Pensavo che questa sorta di anomalia fosse più recente, legata al dopoguerra con l’avvento del mito industriale e dello stile americano, invece Thoreau la denunciava già nel suo “Walden ovvero vita nei boschi” edito dalla BUR.




Gli uomini  moderni sono molto preoccupati di non poter dominare l’incontrollabile, la forza della natura e quando fa un po’ più freddo, quando piove troppo o quando si rimane isolati per una nevicata abbondante, entrano in crisi.

giovedì 28 marzo 2013


Un uovo e cose semplici.........

Come mi ero ripromessa sto seguendo un interessantissimo corso-base per apicoltori per iniziare, a primavera inoltrata, a tenere un paio di cassette; ce ne sono diversi organizzati in ogni regione e se si ha voglia di saperne di più, consiglio un giretto sui siti www.aspromiele.it e www.bioapi.it
per aprire le porte su un mondo incredibilmente complesso e affascinante. 




 Questi stupendi alveari in corteccia di betulla che sembrano un piccolo villaggio di gnomi sono stati  fotografati dal mio amico fotografo Mauro Pini e appartengono al Museo delle Api di Bregnano in provincia di Como, fondato nel 1950 da Angelo Cappelletti www.museodelleapi.it che vale davvero la pena di visitare

E’ un momento di passaggio, si annusa la primavera nell’aria ma è solo un’impressione perché è ancora lontana per la montagna. Le mie galline però già da alcuni giorni quando la temperatura si alza mi regalano le prime uova; è sempre una piccola emozione raccoglierne uno tra la paglia.




Gran parte del mondo attuale, fondato all’insegna di PRODUCI CONSUMA E SPRECA,  ha perso il valore del cibo, il senso della preziosità anche di un solo uovo! Ecco tra oggetti semplici e wabi-sabi un bellissimo "allungamatite" che appartiene alla mia infanzia.





“Occuparsi di cibo - sostiene Carlo Petrini di Slow Food – significa prendersi cura del pianeta e di tutti i viventi, significa occuparsi del bene comune e avere coscienza di appartenere a una rete.” “Non affronteremo la crisi con la rabbia, – continua – il mondo ne è già pieno, ma soprattutto con il sorriso.”

Sul mercato c’è un’eccessiva offerta di cibo a un prezzo troppo basso perché sia un prodotto di buona qualità e si traduce poi nello spreco senza pensarci troppo e in costi sanitari futuri derivanti da una cattiva alimentazione.
Ci sono alimenti che si mangiano e altri che si consumano attraverso i sensi e, per un utilizzo del cibo più consapevole, bisogna periodicamente mettere in discussione ciò che mangiamo e come lo mangiamo. al fine di comprarne meno a vantaggio di una qualità migliore.
In uno dei preziosi Quaderni di Ontignano, Giannozzo Pucci sostiene:”Siamo ammalati di ricchismo, di opulenza e abbiamo venduto la nostra libertà per mille oggetti inutili, per corse, sospetti e sprechi: una piramide di cartone pronta a crollare….”




“Trasformate i rifiuti in fiori! – dice Thich Nath Hanh, monaco buddista e filosofo vietnamita, - chi coltiva un orto non si sogna di buttare via i rifiuti organici perché si trasformano in compost che a sua volta si trasforma in cetrioli, insalata e fiori……”




E' arrivato il momento di tagliare i polloni di nocciolo e di intrecciarli per fare piccole aiuole nell’orto. E’ semplice anche se siamo ben lontani dall’abilità dei cestai e intrecciatori professionisti come la mia amica Malò www.poggiopratelli.it che lavora e vive nella parte più aspra, è un complimento, del Chianti o di Blaise Cayol è un altro rappresentante eccellente dell’intreccio www.celuiquitresse.com .
Il grande maestro della land art, autore di vere cattedrali di materiale intrecciato, è comunque Giuliano Mauri scomparso nel 2009.

     E’ quasi quasi l’ora di potare caprifoglio, rose, lamponi e gli altri piccoli frutti….



mercoledì 20 marzo 2013



                                      Buona Primavera!!!!
            


Più che le feste classiche, oramai diventate poco romantiche e molto strumentalizzate dal punto di vista commerciale, mi piace celebrare gli equinozi e i solstizi.



Per questa primavera mi piace ricordare le parole di Matthieu Ricard, monaco buddista di origine francese traduttore e interprete del Dalai Lama: 
"La felicità è il risultato di una maturazione interiore. Dipende da noi solo a prezzo di un paziente lavoro giorno dopo giorno....felicità e infelicità sono quindi un modo di essere, un'arte di vivere."

giovedì 14 marzo 2013

E’ comunque fondamentale appassionarsi, coltivare oltre alle patate e ai cavoli anche dei buoni progetti...


Prima che mi proponessero di aprire un blog pensavo che  solo gente come la famosa blogger cubana
 Yoani Sanchez, della quale ho letto tempo fa il libro "Cuba Libre" edito da Rizzoli, avesse qualche cosa di interessante da raccontare, poi man mano o, sentiero facendo, ho capito che anche racconti e suggerimenti ai quali tutti possono ispirarsi sono importanti e così mi sono appassionata…e da cosa nasce cosa! 





A proposito della Sanchez leggo anche ogni settimana una sua rubrica su Internazionale che mi arriva fin quassù o meglio nella cassetta della posta attaccata ai piedi di un gigantesco abete dove parcheggio di solito. Anche se per fortuna sono calamitata dalla vita pratica e dalla terra sto  scoprendo un mondo nuovo proprio grazie al blog e spero che sia così anche per chi mi legge.

In realtà a volte penso che contenga troppe parole e penso a questo proposito all’intrigante film di 
Ermanno Olmi  "100 chiodi "dove  il protagonista pugnala tutti i libri di una piccola preziosa biblioteca perchè troppo è stato scritto!




A volte dei libri letti non ho un ricordo chiaro, mi rimane solo una debole traccia, un sapore, una luce e il
profumo della carta.

Rovistando nella memoria si possono ritrovare ricordi sensoriali legati al passato anche lontano che riemergono in superficie, anche se Oliver Sachs, fisico e neurologo inglese, sostiene che il nostro cervello spesso non fa distinzione tra realtà, quello che abbiamo sognato o ciò che altri ci hanno raccontato. Forse è per questo che a volte quello che corrisponde alla verità per uno, non necessariamente è vero per un altro anche se è nella più assoluta buona fede!




Tra i sapori più particolari e pungenti che uno ricorda per forza ci sono senza ombra di dubbio quelli di   rafano, peperoncino e zenzero, tutti e tre molto efficaci come digestivo, anti nausea e anti influenzale.
Ho delle radici piccantissime di rafano in cantina, messe prima del gelo in una cassetta di legno piena di terra.




E’ un ottimo sistema per conservare a lungo i prodotti dell’orto come anche i grossi mastelli di plastica nera dove metto sotto sabbia carote, rape, barbabietole, topinanbour e cavoli rapa.

Su un asse pensile invece al sicuro da incursioni topolinesche, ho una buona scorta di patate in cassette di legno, divise per varietà e formato. 





Ecco la ricetta per un paio di vasetti di salsa di rafano
Ingredienti
200 gr di radice di rafano
2 mele
50 gr di zucchero
2 cucchiai di aceto di mela
125 gr di panna fresca
Sale qb

E’ comunque fondamentale appassionarsi, coltivare oltre alle patate e ai cavoli anche dei buoni progetti...




martedì 5 marzo 2013

Qui è ancora inverno per le volpi, per me e per gli orti.


Qui è ancora inverno per le volpi, per me e per gli orti.
In Svizzera nelle zone di lingua romancia il 1° di marzo si festeggia la Chalandamarz, una bellissima festa popolare, molto pastorale, che ho seguito tanti anni fa a Zuoz nel cantone dei Grigioni. Si cerca di scacciare l’inverno spaventandolo con il baccano dei campanacci del bestiame dondolati con fatica dai bambini.


Per dovere di cronaca, visto che il mio blog porta il loro nome, ecco delle belle tracce fresche fresche sul sentiero.


Alla fine di febbraio, inizio marzo, le volpi infatti sono molto attive, ragione per la quale le mie galline rimangono nel pollaio al sicuro. E’ il periodo degli accoppiamenti e i maschi segnano il territorio con la loro urina dall’odore pungente.
Sono ancora impegnata a nutrire stufe golose di legna e comprendo bene la filosofia del samovar russo sempre pronto sul fuoco come il mio bollitore. 


Un buon tè allo zenzero o alle spezie è di grande conforto…





Ricetta di zenzero candito 

Ingredienti
100 gr di zenzero fresco
150 gr di zucchero
acqua quanto basta

Mettete a  bollire lo zenzero fresco tagliato a fettine non troppo sottili per mezz’ora circa, scolatelo e tenete l’acqua come ottima tisana digestiva. Sciogliete a fuoco molto lento gran parte dello zucchero  in una padella antiaderente spessa e immergetevi lo zenzero; mescolate delicatamente di tanto in tanto. Una volta ottenuta una specie di marmellata, preparate un piatto con un po’ di zucchero nel quale si rotolano una alla volta le fettine di zenzero candite che vanno poi messe ad asciugare su un foglio di carta da forno.

Le giornate si allungano, mi piace la luce ma la sua qualità non è ovunque uguale e io, non so come sia successo, ho sempre abitato in posti con una bella luce.
Mi piace anche l’ombra e il libro “Libro d’ombra” dello scrittore filosofo Tanizaki Junichiro è assolutamente da leggere!!
Nell’ombra si leggono sfumature e dimensioni che la troppa luce appiattisce, diciamo che è uno stile Wabi Sabi di vedere, di vedere  l’ impermanenza e imperfezione della vita e delle cose e di cogliere il lato estetico dei  materiali naturali e degli oggetti semplici “poveri” che ci circondano. A mio avviso bisogna invertire la tendenza che punta tutto solo sulla crescita economica senza attenzione a quella interiore dell’anima.
E mi piace il silenzio. Anche il silenzio ha un suono è quello di un vuoto tra due altri suoni, è come nella musica ci sono momenti per parlare e per il rumore e momenti per stare in silenzio, la famosa armonia dei vuoti e pieni.
In questo mese ancora bianco quassù gli uccelli “sentono la primavera” e riempiono il silenzio con i loro canti che promettono l’arrivo della nuova stagione.
Ho l’impressione che il silenzio richieda spazio quasi tangibile anche con gli occhi. Spesso viviamo in case, città e campagne troppo affollate. Le periferie dei centri urbani sono veramente la bandiera del troppo e peggio, nuovi capannoni industriali sorgono a fianco di altri abbandonati e esagerati centri commerciali imperano con il loro cattivo gusto per abbindolare la gente a consumare sempre più prodotti generalmente di scarse qualità e utilità.
Lo scorso gennaio l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) fondato nel 2008 ha pubblicato dati impressionanti: in Lombardia, ad esempio, si assiste a un consumo del suolo pari a 8 metri quadrati al secondo!




martedì 19 febbraio 2013




Ah, deviazione del pensiero verso un altarino, quello che viene chiamato “edicola”. Sì ho un vero debole per gli altarini e ci sono ovunque mi capiti di andare da Borgio Verezzi all’India e ovviamente ce ne sono alcuni anche a casa mia.


L’altarino è un punto sacro, piccolo dove si raccolgono cose speciali per noi; possono essere santi, minuscoli oggetti, piume o ricordi. Ma ritorniamo a ora e qui, che per Jiddu Krishnamurti, grande filosofo indiano del secolo scorso che ho avuto la fortuna di leggere, ascoltare e anche di incontrare, costituisce la unica, vera meditazione!


Visto che dove abito non è luogo adatto al basilico in generale e tanto meno nel mese di febbraio, non mi resta che concentrarmi su piatti invernali a base di zucca, di verza e cioccolata, create da mio figlio chef per il libro “Superpiccante” o su marmellate di limoni e mele.

Ingredienti x quattro: 
1 kg di zucca pulita
35 gr zenzero fresco
2 scalogni
2 patate 
sale, pepe e olio extra vergine di oliva q. b.
peperoncino in polvere q. b.
½ kg di pane casareccio
Dopo aver eliminato buccia e parte interna spugnosa, tagliate la zucca e fate le patate a pezzetti, dopo averle pelate. Unite il tutto agli scalogni che avete affettato sottili e rosolate in una pentola con un filo di olio per qualche minuto. Aggiungete 2 dl di acqua, salate e lasciate cuocere con il coperchio per una ventina di minuti a fuoco lento. Una volta ben cotto il tutto, passatelo con il mixer o mini pimer dopo aver aggiunto pepe, olio e zenzero grattugiato. Se la vellutata risulta troppo densa, basta aggiungere un pochino di acqua. Nel frattempo tagliate il pane a cubetti e fatelo saltare in una padella antiaderente con pochissimo olio, togliete dal fuoco i crostini e spolverateli con un cucchiaino da caffè di peperoncino. 


Pollo al peperoncino con verza e yougurt
Ingredienti x quattro:
4 petti di pollo
3 cipollotti
1 verza
farina q. b.
2 cucchiai di coriandolo in polvere
5 cucchiai di tamari
2 cucchiai di peperoncino in polvere
1 cucchiaio di miele
burro q. b.
sale e olio extra vergine di oliva q. b.
Ingredienti x salsa:
170 gr di yoghurt greco
1 spicchio di aglio
erba cipollina q. b.
Tagliate a listarelle longitudinali la carne, impanatele nella farina e sistematele in una padella dove avete rosolato a fuoco basso il miele con il burro. Fate saltare il pollo a fiamma viva per due minuti e, prima di spegnere, aggiungete i cipollotti tagliati a rondelle, tamari, peperoncino e coriandolo. Nel frattempo sbollentate per due minuti alcune foglie di verza e una volta raffreddate, tagliatele anche loro a listarelle e passatele in padella con olio e sale. A questo punto preparate la salsa sbattendo con una frusta lo yoghurt con l’aglio pressato e l’erba cipollina tagliata finemente. 

Ingredienti:
150 gr di cioccolato fondente
110 gr di burro
70 gr di zucchero a velo vanigliato
80 gr di zucchero
85 gr di farina bianca 00
3 uova
50 gr di noci
sale q. b.
Sciogliere a bagnomaria il cioccolato e il burro, mescolando di tanto in tanto. In una ciotola mescolate i rossi d’uovo con  zucchero, farina, sale e per ultimo incorporate gli albumi montati a neve. Quando l’impasto risulta ben cremoso, aggiungete il cioccolato sciolto nel burro. Inserite anche le noci spezzettate e il peperonciono e mettete in forno a 180°  in piccoli stampi per 30 minuti circa.

Ingredienti per 5 o 6 vasetti:
4 mele
3 limoni non trattati
600 gr di zucchero di canna
 ½  stecca di vaniglia
Sbucciate le mele, privatele del torsolo, tagliatele a tocchi e mettetele in una pentola con il fondo spesso insieme alla scorza dei limoni provenienti da agricoltura biologica, solo la parte gialla, tagliata a striscioline sottili, al succo dei limoni e alla vaniglia. Portate lentamente a ebollizione e a questo punto aggiungete lo zucchero e fate bollire per circa 30 minuti a fuoco vivo, mescolando spesso.
Nel frattempo fate bollire i vasetti di vetro, controllando, nel caso non siano nuovi, l’integrità dei tappi, asciugateli, versatevi la marmellata ancora calda e chiudeteli subito. 
Io ho l’abitudine di tenere i barattoli appena chiusi a testa in giù fino a quando si sono completamente raffreddati,  anche se la maggior parte delle ricette consiglia di chiuderli solo quando il contenuto si è raffreddato e di procedere alla sterilizzazione poi, immergendo completamente i vasetti nell’acqua fredda e lasciarli sobbollire per un quarto d’ora. A ognuno la sua via.


“Per vivere meglio-dice André Gorz, filosofo francese del secolo scorso, fondatore dell’ecologia politica- si tratta di produrre e consumare diversamente, di fare meglio e di più con meno, eliminando le fonti di spreco e aumentando la durata dei prodotti.”
A proposito di decrescita, che io sostengo nel modo più assoluto, non solo nella teoria ma sempre più nella mia vita pratica, sono interessanti per approfondire questo argomento: “Breve trattato sulla decrescita serena” di Serge Latouche e “Decrescita felice “ e “Meno e meglio” di Maurizio Pallante  oltre al sito www.decrescitafelice.it.

giovedì 14 febbraio 2013

Sempre a proposito di inverno, ho da qualche giorno portato quassù nello zaino un calicanto invernale  (Calycanthus praecox) che pianterò in primavera; si tratta di un alberello modesto e senza nulla che colpisca particolarmente per gran parte dell’anno.


Ma, durante l’inverno è il primo a sfoggiare dei fiorellini giallo chiaro con il centro rossastro, dall’inteso profumo, dolcissimo senza uguale. Spesso gli anni passati, verso fine gennaio, metà febbraio, ne ho rubato un rametto da piante incontrate per caso in giardini di pianura per poterlo annusare con golosità e ora, visto che si tratta di una specie rustica che dovrebbe resistere ai rigori della montagna, avrò la possibilità di poterlo annusare quando voglio, una vero lusso per l’olfatto, quando l’odore secco della neve regna ovunque….o non proprio, visto che dai camini dei tetti escono giochi di fumo profumato a secondo del tipo di legno che sta bruciando.Un altro buon odore che mi passa ogni giorno sotto il naso è quello delle stalle, mi ricorda gli inverni passati da bambina in Svizzera dove le stalle sono pulite e soprattutto d’inverno non puzzano hanno un profumo caldo di animali. Si può raccontare veramente la vita attraverso i sensi. Mentre molti come me sono ancora sotto la neve, altri già coltivano il basilico e possono sentirne l’aroma pungente, mentre io uso quello che ho congelato durante l’estate. In un febbraio di tempo fa sono stata con Giandomenico a Borgio Verezzi, un paesino arroccato sulle alture in provincia di Savona, proprio per realizzare un servizio sulla coltivazione e l’utilizzo delle aromatiche. 




Stradine scoscese, una piazza semplice ma molto fascinosa con vista mare e una trattoria a conduzione familiare
“Da Casetta“ Tel. 019 610166, chiocciolata da Slow Food dove il basilico la fa da re e la signora Elda da regina. Le mani delle donne in cucina producono con veloce abilità testaroli e trofie, accompagnate dal pesto che viene rigorosamente ridotto a mano nel mortaio in una fragrante crema.  


La cucina ligure è senza dubbio una tra le mie preferite. Le trofie di castagne o i testaroli io li faccio così:

Ingredienti x quattro
150 gr farina integrale di grano tenero 
150 gr farina di castagne 
acqua e sale q.b.

Mescolate bene le farine in un ampia ciotola, aggiungete un pizzico di sale e piano piano l’acqua tiepida. Trasferite su una spianatoia e impastate con le mani, continuando ad aggiungere acqua fino ad ottenere una consistenza morbida ed elastica come quella degli impasti del pane o della pasta, tanto per intendersi. Lasciate riposare e dopo un oretta prelevate dei piccoli tocchi di impasto della dimensione di una nocciola e con le dita ricavate dei vermetti lunghi 4 o 5 cm che arrotolerete intorno a uno stecchino da spiedo infarinato e con una mossa disinvolta o quasi, alla 1300° ce la farete, otterrete la vostra trofia da condire con un pesto profumato. 
Ingredienti x quattro
150 farina di grano duro
150 farina di farro
acqua e sale q. b.

In una ciotola mescolate bene le due farine, un pizzico di sale e l’acqua necessaria per ottenere un impasto fluido semiliquido come quello per le crepes. Lasciate riposate per almeno una mezz’ora. Riscaldate bene una padella di ghisa, o con un fondo pesante, e versate un mestolo di impasto nella padella calda e unta con un filo di olio, coprite con un coperchio e lasciate sul fuoco un paio di minuti, sorvegliando che non bruci. Mettete da parte questa specie di frittata, che una volta fredda va tagliata a quadrati, e procedete versando un altro mestolo. Quando avete finito, portate a ebollizione una pentola e immergete i testaroli per qualche secondo, scolate con cura e condite con la salsa che preferite, anche se il pesto è raccomandato dalla tradizione.


Esistono diverse varietà di basilico con diverse profumazioni, vengono coltivate nei semenzai e poi nei vasetti sulle fasce liguri.


Le giornate qui sono ancora abbastanza corte da invogliarmi a ricavare da un sottile foglio di zinco una sorta di lanternina a forma di cuore.


E’ semplice basta munirsi di guanti filo di ferro e forbici adatte…Presto sarà San Valentino, una festa che risale al Medioevo durante la quale gli innamorati si scambiavano le cosidette valentine, ovvero messaggi, cartoline o bigliettini con poesie, cuori e ricami sdolcinati. Di recente questa ricorrenza sentimentale è stata trasformata in una apoteosi kitsch in stile usa e getta, un ennesimo pretesto per il consumismo e sarà davvero dura farle riacquistare quel semplice tono romantico un po’ retrò. A proposito di romanticherie, ma non esistono quasi più i negozietti come questo di Salina?!



Questi luoghi andrebbero protetti come “specie in via di estinzione”, anzi andrebbero sponsorizzati perchè continuino a rappresentare un’alternativa concreta ai centri commerciali e ai grandi magazzini che imperano oramai ovunque.